Versi di nostalgia

Sai
Saisai di
Sabbia
Sai?
So.
Che sai.
La sabbia sa
Di
Tedio
Porco


Mentre vo pei prati,
Ch’i pantalon calati,
Uno strano stimol
Che dall’intestin provien,
Del mi deretano,
Vuol far scivolo.
Preso alla sprovvista in tal pianura,
Capii che resister
Sarebbe stata cosa dura.
Col cuor affranto,
Pel mio tormento
Nel cul sentivo il triste cemento
Così attonito, sgomento
Dovetti sparir, senza rimpianto
Interdetto assai dal gran trambusto,
Mi ritrovai a cagar
Dietro un arbusto.


Pascolando ch’i miei compari
Pei grigi prati in fiore,
Pensando i nostri cari
Al pari del buon cantore,
Io vidi già tutta rosata,
La Fulva sì superba,
Seppur ombrata,
Ch’ella mi parve più dolce dell’erba.
Ed io potei vigilar tutta ‘l dia,
Si lei poscia,
Mostrammi la dolce coscia
O altresì curva pia.
Ma poiché l’amico mio scossemi la testa
Dovetti uscir da tal caverna,
Per tornare alla vita funesta
E non senza una basterna
Abbandonai tal fiamma manifesta,
Così da una nuvola di fiori
Caddi in una colonna in festa
Confondendo i suoi vapori,
Tosto che m’apparve solo il rosso manto
Sommerso da diabolici cori.

 

FrancisB

Una quarantena spaziale

Marzo 2050

Vi scrivo dalla navicella spaziale VDG0027 che orbita intorno allo spazio terreste da tredici giorni, esattamente da quando un virus mortale ha invaso il pianeta. Ci hanno fatto evacuare nello spazio, in delle navicelle che sono state assegnate casa per casa.

Era un giorno come un altro, quando all’improvviso alle sei del mattino io e i miei coinquilini siamo stati svegliati dall’allarme. Cioè, sì, loro sono stati svegliati, io faccio parte di quella categoria di individui che non sentono la sveglia. Comunque ci hanno caricato su queste bettole e ci hanno spedito qua nel remoto e infinito spazio, con la promessa di farci rientrare appena la terra sarà sanificata e nuovamente abitabile.

All’interno della navicella con me ci sono Cosimo detto “Il bestemmiatore” e Donatello detto “Er donnola”. Sono persone di buona compagnia, quando vogliono.

Cosimo è quel tipo di persona che prende le cose con tranquillità, ad esempio si affaccia ogni giorno all’oblò della navicella e rivolgendosi ai nostri vicini, urla: “FIODENA, ANDRA’ TUTTO BENE, *BESTEMMIONE DIVERSO GIORNO PER GIORNO*”. Due cose non gli puoi togliere: il Campari e la pasta al sugo. Ho il forte dubbio che a breve sbotterà di testa, ne ho avuto il presentimento quando l’ho visto farsi dei milk-shake con la frutta al posto del pranzo. Non è per niente da lui rinunciare al quantitativo calorico che puoi assumere solo mangiandoti un branco di bovini per dei milk-shake.

E poi c’è Donatello, che dire di lui? All’ordine prendete solo il necessario dalle vostre case, l’ho visto arrivare con tutto l’impianto stereo per imbastire il djset del secolo. Ha organizzato delle dirette su un canale e si fa ascoltare mentre suona, ogni giorno alla stessa ora. Almeno ci distrae dai vicini di navicella, che hanno deciso di deliziare i nostri apparati uditivi con l’intero panorama musicale italiano degli anni ’80. Apprezzabile eh, ma variare un pochino no? Oltre a questo, Donatello passa il tempo a creare nuovi match su Tinder, ha stilato una lista di ragazze da incontrare quando questa storia sarà finita, è in astinenza, dice.

Io sono più un tipo da “ho la paranoia ma non lo lascio trasparire”, “mi rompo il cazzo di non poter far niente”, “mi lamento a caso con gemiti incomprensibili”. Ho la terribile paura di ritrovarmi a fine di questo periodo come i personaggi sovrappeso del film “Wall-E” e ho cominciato a fare esercizio, in modo insensato, probabilmente non come andrebbe fatto, ma a livello psicologico mi sento un’atleta. In questo modo posso tenere a bada i sensi di colpa quando mi scofano la combo pizza surgelata-crocchette di pollo. Inoltre, faccio mille videochiamate al giorno in modo da prevenire la perdita delle capacità sociali e ordino nel sito di acquisti spaziale molteplici e variegati kit: kit per fare le candele, kit per fare il sapone, kit per farsi le unghie, kit per stampare le foto, kit per la masturbazione, ecc. ecc.

Siamo qua, nello spazio incontaminato, giorno dopo giorno. Ci hanno disposto una navicella lontana almeno a un kilometro dall’altra, non sia mai che ci venga voglia di fare un quarantena-party nello spazio. Dobbiamo stare a distanza, ci hanno detto. Il virus potrebbe essere latente in qualcuno di noi e potremmo infettare gli altri. Ma i più fortunati sono loro, i cani-muniti. Loro possono accedere, uno alla volta, alla “piattaforma spazio-parco” per portare il cane a rilasciare i propri escrementi. Un giorno ho visto uno fingersi un cane per entrare lì dentro. Non c’è dubbio che qualcuno ne uscirà pazzo. Gli anziani, ad esempio, a volte, hanno la magnifica idea di uscire dalla navicella con la tuta spaziale e con le borse della spesa in mano. Il punto è non esistono supermercati qua, il cibo ce lo portano, tutti i giorni. Ma ho cominciato a credere che faccia tutto parte di un rituale particolare di cui solo loro sono a conoscenza.

Passiamo ogni giorno dopo l’altro cercando di inventare delle attività, tipo: lunedì ore 14 laboratorio del fai da te, martedì ore 16 festa in piscina nella vasca rigorosamente in costume, venerdì ore 19 cena a base di cibi di colore giallo, sabato ore 17 gara a chi rimane più tempo su una gamba sola. Insomma, ci si tiene impegnati, in un modo o nell’altro.

Tutti si chiedono continuamente quando questa situazione finirà, quando potremo tornare a casa, tornare ad abbracciarci e a non avere più paura di stare vicini. Si chiedono se il genere umano sopravvivrà e sconfiggerà anche questo ennesimo duro e difficile momento. Ma una domanda rimbomba costante nella mia mente, ogni giorno, ogni ora: “perché ho continuamente voglia di ravioli al vapore?”

 

Giulia Giampaoli

SCREENING DI PERSONALITÀ DEANDREIANA – QUALE PERSONAGGIO DELLE CANZONI DI DE ANDRÉ SEI?

IL PESCATORE

-ti piace il mare d’inverno

-ti sei fatto almeno tre tatuaggi di nascosto

-rigorosamente un numero dispari per varie credenze perturbanti e irrazionali

-inspiegabilmente hai la fedina penale pulita

 

BOCCA DI ROSA

-al liceo ti (s)parlavano tutte alle spalle per il tuo successo con gli uomini

-nemmeno tu sai il motivo del tuo successo con gli uomini

-hai un QI sopra la media ma fingi di essere scema per non discutere con gli altri

-posti foto per fare body positivity

 

IL SUONATORE JONES

-hai imparato a suonare la chitarra per attirare fig@

-però ti chiedono sempre di suonare Wonderwall

-bevi più di tutti gli altri messi insieme

-metti sempre tu i soldi per parcheggio e benzina

 

CODA DI LUPO

-quando eri piccolo ti innamoravi di tutto

-vuoi più bene ai tuoi nonni che ai tuoi genitori

-vuoi più bene ai cani che ai tuoi nonni

-la gente pensa che ti lavi poco

 

GEORDIE

-preferisci Milano a Roma

-sei ricco, ma rubi al supermercato per combattere il capitalismo

-conduci una vita perlopiù sedentaria per non appassire dietro la fatica

-dici sempre che ti ammazzerai, ma nessuno ti crede

 

MARINELLA

-hai il fascino della diva di Hollywood

-fingi di vivere negli anni 70

-al liceo facevano a cazzotti per provarci con te

-ma a te piaceva l’unico che non ti si filava

 

TERESA

-guardi solo film in costume

-non hai nessun profilo social

-hai tinto i capelli viola dopo la prima/sola delusione amorosa

-ti piacciono i codici medievali

 

ANGIOLINA

-hai almeno cento polaroid attaccate alla parete della tua camera

-hai la testa fra le nuvole

-ti piacciono i mercatini delle pulci

-sperimenti nel DIY dai tempi di ArtAttack

 

SALLY

-a sedici anni hai mollato la scuola e sei scappata di casa

-hai una cartella in cui salvi tutte le foto che fai al tramonto

-rimpiangi l’infanzia per le cacce al tesoro

-sei vegana

 

MICHÈ

-non sai come risolvere i tuoi problemi ma hai sempre un consiglio per tutti

-soffri di un disturbo narcisistico, ma te ne rendi conto e ti fa star male

-sei il maggiore di sette figli

-sei anche il meno benvoluto dei sette

 

NINA

-a venticinque anni ti chiedono ancora la carta di identità al bar

-hai mille sogni nel cassetto ma il tempo per realizzarne mezzo

-passi per la “spensierata” del gruppo ma in realtà soffri come un cane

-vesti vintage

 

JAMIN-A

-hai fatto sei mesi di galera per una scazzottata col tuo ex

-inspiegabilmente sei finita in galera tu, e non il tuo ex

-in fin dei conti non puoi contare su nessuno

-e ti va bene così

 

UN MATTO

-prendi le scale per evitare i condomini in ascensore

-o forse loro ti evitano?

-soffri di tricotillomania

-hai imparato davvero la Treccani a memoria

 

PRINÇESA

-il tuo sogno nel cassetto è fare la mamma surrogata

-vesti firmat*

-ti accusano di avere gusti kitsch, ma non è poi una vera e propria accusa

-odi le TERF

 

Chiara Memè

Tra le mie braccia

Dedicato a tutti quelli che, almeno una volta nella loro vita, hanno scritto qualcosa a una persona con la quale si sono mostrati vulnerabili e che adesso non c’è più.

 

Mi piace la letteratura.
Penso che la letteratura sia una delle più alte espressioni dell’animo umano e che, senza di essa, gran parte della vita sarebbe buttata via.
Sono un giovane maschio eterosessuale. Preciso la mia condizione perché tu possa inquadrarmi, giudicarmi e mettermi in una categoria. Come altro dato, scrivo in italiano, la mia lingua madre.
La letteratura della mia lingua è nata e si è sviluppata intorno a un tema a me molto caro: l’amore verso una donna.
Fino a non molto tempo fa, l’istruzione è stata riservata solo ai maschi. Ne consegue che, essendo la maggioranza dei maschi, nelle varie epoche della storia, eterosessuale, il tema dell’amore verso una donna abbia trovato tantissimo spazio.
L’uomo non è sempre uguale a se stesso: cambiano le forme, cambiano i suoni, cambiano gli spazi e i tempi in cui agisce e consuma la propria vita.

Cosa ci lega a una persona, quando essa non è più con noi? I ricordi, sepolti nella nostra psiche. Ricordi che affiorano grazie a un odore, alla battuta di un amico, a una canzone, a qualche parola letta, ascoltata o pronunciata senza pensare che ci riporta, almeno col pensiero, a un periodo ormai perso nelle sabbie del tempo. A volte questi ricordi ci colgono completamente alla sprovvista, riemergono dal terreno dei nostri pensieri, dalle tombe delle nostre emozioni che credevamo sepolte e che invece per un breve momento ci guardano, con pallore cadaverico e occhi privi di iride.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di rapportarmi con donne singolari. Certo, avevano tutte qualche tratto in comune sui quali sorvolo per rispetto prima di tutto verso i miei confronti e, solo successivamente, verso i loro.
Non devo fare troppi sforzi per rileggere qualche pagina dal libriccino dei miei ricordi, sfogliati come l’Aida protagonista, per me, più di Rino Gaetano che di Giuseppe Verdi.

Cerco di ricordarmi come fosse il mio aspetto, cosa facessi in quel periodo, dove vivessi e cosa provassi. Mi aggrappo ai ricordi più dolci, guardandoli senza tristezza né gioia, senza indifferenza né malinconia, sforzandomi di non farmi trascinare a fondo da ciò che è stato e che ora non è più. Beninteso: ho superato ogni trauma e chiusura, non v’è nostalgia. Se qualcosa ha avuto fine, è perché vi erano più motivi e, qualora non ve ne siano, ho già fatto i conti con me stesso nell’apporre significato a tutto ciò.

Nel mio pensiero cerco di ricordarmi la dolcezza di momenti di pace.
Ho la pelle d’oca nel ripensare a quella sensazione di calore e quiete scioltasi dopo un rapporto sessuale cui la mia cultura ha dato, fra le tante perifrasi, una connotazione che rimanda all’industria (intesa come qualità e non come sistema produttivo) e all’artigianato.
“Fare l’amore” può voler dire proprio questo: produrre qualcosa con cura, con perizia, certamente con qualche inciampo, gattonando, battendo la testa, piangendo, strappandosi i capelli, urlando, incontrando la lingua altrui, chiudendo gli occhi, scrivendo, comunicando… tutti ostacoli, tutti aiuti che concorrono a questa definizione dal significato profondo e ineffabile.

Allora mi chiedo cosa abbia provato, nel ricordo in questione, l’altra persona.
Si sarà sentita protetta?
Quali pensieri e quali emozioni avranno attraversato la sua mente?
Voleva davvero essere lì?
Tutti interrogativi destinati a rimanere irrisolti e sui quali chiunque (o almeno chiunque abbia investito emotivamente in ciò) si è interrogato almeno una volta.

C’è chi come me ha risolto tali interrogativi scrivendo.

È con questo spirito che rileggo ciò che ho scritto a varie fanciulle, negli anni.
Senza sforzo e senza affanno assolvo i loro comportamenti nei miei confronti, censuro i miei errori, le cose che non andavano e anche quelle che sono andate. Guardare indietro a mente fredda, per questi eventi, è per me impossibile: troppa vita è passata sotto i ponti, troppi eventi sono stati portati via dalla corrente e non sono recuperabili.

Ed ecco che rivedo un romanzo (sì, un romanzo) scritto per il compleanno della ragazzina di cui ero innamorato al liceo.
Lo trovo lì, innocuo, finito quasi per sbaglio sulla scrivania del mio portatile, chiedendomi per un momento come sia sopravvissuto a sei anni, forse sette, di produzione e di vita.

Vita e letteratura non sono compatibili. La prima è infinitamente più grande e ricca della seconda per essere rinchiusa in carta e inchiostro. Ci sono troppe cose, troppo da narrare, troppo da esprimere.

Rivedo poi altri brani: brani di commiato, brani di scuse, brani d’intimità, brani di coesione e d’intesa che, anche se letti da altre persone, sono i ricordi più pregiati dello scrigno pieno di cianfrusaglie arricchitosi col tempo.
Allora sì, allora sì che penso a quanto sia stato ingenuo, quanto sia stato debole, quanto sia stato giudizioso e forte. Sono stato schiacciato e ho offeso.
Umiliato e offeso, tanto per riprendere il titolo di un romanzetto da quattro soldi russo di un certo Fëdor Dostoevskij, tento di dare significato a quanto scritto.

Sono una persona diversa?

Ho scritto che dopo la tensione c’è la quiete. Ecco, è proprio quella quiete, quella catarsi, quella sensazione che riaffiora nello scandagliare quanto da me espresso per fanciulle che hanno comunque potuto raccogliere un frammento di ciò che sono. Quel che hanno poi tesaurizzato oppure no, non mi riguarda. Si potrebbe anzi dire che non fosse quello il fine: non era tanto la volontà di condividere qualcosa, di farle entrare per un attimo nel mio mondo e far vedere loro chi io sia veramente. Non era neppure un tentativo di sopperire a un’inadeguatezza né un gesto di sottomissione. Erano semplicemente scritti che ho voluto condividere ed esprimere per quel paio di occhi che più mi facevano emozionare.

Rileggo quel che ho scritto, cerco di trovare un senso, una direzione, un significato: tutto inutile, è tutto perduto sottoterra e non ho voglia di scavare. È una miniera perduta per sempre, un filone esaurito.

Un lampo.
Una testa sopra il mio petto.
Una mano che accarezza dei capelli.
Un bacio.
Due persone sdraiate nello stesso letto.
Due occhi.

Inspiro: è tutto qui, dentro di me.
Per un momento, è stata lì.
Tra le mie braccia.

 

Leonardo Mori

Storia bislacca degli Stati Uniti da Merica- Ep. 1

 

Siamo a metà Settecento.
Gli inglesi (da qui in avanti chiamati tracannabrodaglia) e i prussiani (grandi crucchi) salgono sul ring europeo, americano e asiatico per picchiarsi con i francesi (mangiarane), gli austriaci (piccoli crucchi), gli svedesi,  gli spagnoli, vari staterelli a giro per l’Europa.
Questo grande combattimento passa alla storia come Guerra dei Sette anni, perché “Guerra mondiale in costume e moschetto” suonava troppo male. Dopo sette round anni, i mangiarane perdono praticamente tutte le loro colonie, i grandi crucchi conservano la Slesia e i tracannabrodaglia si ritrovano in mano un impero coloniale più grande di quello che avevano prima.
Re Giorgio III d’Inghilterra, dopo aver speso un botto di soldi per difendere le Tredici Colonie (gli antenati degli Stati Uniti), chiede giustamente di pagare il conto.
I protoyankee non ci stanno, si incazzano di brutto, fanno guerra ai tracannabrodaglia e, dopo una serie di eventi storici che mi stanca ricordare ed elencare e tanti piccoli aiutini dai rancorosi mangiarane, riescono nel 1783 a staccarsi finalmente dalla Madrepatria. I tracannabrodaglia si ritirano in Canada e ciao.
Ah, nel mezzo c’è una curiosa Dichiarazione d’Indipendenza.
Vediamola insieme.
La Dichiarazione d’Indipendenza si basa su principi umanitari e democratici:
tutti gli uomini (bianchi, anglo-sassoni, anglofoni, protestanti, ricchi, puritani, schiavisti, eterosessuali) sono creati uguali (da qui la ganzissima teoria evoluzionista) da un Dio, che a differenza del Dio cattolico accattone onnipresente risiede nella Natura (che sarebbe anche Dio, in un curioso fraintendimento semantico dovuto alla mania dei Padri Fondatori per la botanica, in particolare la botanica delle piantagioni di cotone dove le loro allegre masse di schiavi neri lavoravano spontaneamente e soprattutto gratis).
“Tutti” gli uomini (quindi non le donne e tutti quelli che non rientrano negli aggettivi succitati)
sono quindi “creati” (non si sa bene come) da Dio, che gli fornisce inspiegabilmente diritti inalienabili, nel senso che se qualcuno prova a toglierli viene spedito a Guantanamo e se ha la pelle un po’ troppo scura viene freddato dalla polizia.

Fra questi diritti inalienabili, se ne segnalano tre:
1- La vita (che in termini contemporanei significa “il diritto di vivere come cazzo ci pare, tanto siamo bianchi”)
2- La libertà (“di fare come cazzo ci pare, tanto siamo ricchi”)
3- La ricerca della felicità (“la nostra”)
Dopo questi tre diritti, segue una sequenza di insulti e colorite ingiurie sui facili costumi dei parenti femminili di Giorgio III.
Perché dannarsi l’anima e stancarsi nell’arruolare e armare contadini che sono carne da cannone?
Non avevano proprio niente da fare? La risposta alla seconda domanda è: ovviamente sì.
La risposta alla prima invece sta tutta in una luuuuuuuuunga (e RICCA) corrente di storiografia liberale che la pone in questi termini, che prontamente tradurrò (la traduzione è in corsivo):

“Gli abitanti delle Tredici Colonie erano oppressi dall’ingiusta pressione fiscale del tirannico Re Giorgio III, che non permetteva un’adeguata rappresentanza e anzi permetteva che il parlamento inglese si basasse sui voti dei borghi marci, paeselli sperduti cui tuttavia spettava un seggio parlamentare. La classe politica inglese, avida e sorda alle giuste richieste dei coloni americani, si oppose a ogni istanza di questi ultimi.”

I riccastri schiavisti WASP (bianchi anglosassoni protestanti) non volevano scucire un quattrino a quelli che li avevano protetti fino al giorno prima. Re Giorgio III, dopo aver speso una fortuna per proteggerli, doveva da qualche parte cavare dei soldi e quindi decise di tassare i coloni. Nonostante fossero le colonie più ricche dell’Impero Tracannabrodaglia, l’esistenza dei borghi marci si spiegava dal fatto che anche in Gran Bretagna ci fossero altri riccastri (non proprio schiavisti però) che non volevano fare niente. I politici inglesi (che all’epoca non avevano i capelli biondi tinti e non erano sovranisti) se ne fottevano delle richieste dei riccastri schiavisti, soprattutto per il fatto che questi ultimi fossero lì proprio grazie ai primi e che soprattutto erano lì da nemmeno duecento anni, mentre loro si erano fatti il mazzo da oltre seicento.

“Dopo il massacro di Boston, la guerra divenne l’unica scelta: i coraggiosi patrioti si ribellarono alla tirannia di Re Giorgio, si armarono ed entrarono in guerra contro la madrepatria.”

Seguirebbe tutta una sfilza indigeribile di virtù yankee (ovviamente false come Giuda) quali fiducia nel progresso, pensiero illuminato, tolleranza, peni abbondanti ed efficienti ed equa distribuzione di vulve e caramelle per ogni maschio adulto. La taglio perché non ho voglia né tempo (e poi perché non sono un americano un americano ricco).

Dato che i riccastri schiavisti non potevano accedere al casinò di Giorgio III, decisero di costruirsi un enorme casinò tutto loro, con blackjack e squillo di lusso. Anzi, senza blackjack. E anche senza casinò. A farne le spese furono pochissimi[1].

Piccola ellissi e… puf! Ecco la prima costituzione figlia dell’Illuminismo e la prima grande democrazia moderna. Vi aspettavate una battuta satirica o critica? Ammesso che non siate dei nostalgici del mondo pre-industriale o nobili, non è che le cose prima fossero così belle, eh.
Dov’ero rimasto… ah sì, la Costituzione degli Stati Uniti!

Qualche coordinata sparsa qua e là:

– Da quando è entrata in vigore (dopo la guerra coi tracannabrodaglia), negli Stati Uniti si vota SEMPRE il secondo martedì dopo il primo lunedì di novembre. Una data curiosa, non trovate?
Sapete proprio perché tutto questo rigirio?
Perché quello era l’unico momento dell’anno dove quelli che potevano votare (cioè i bianchi riccastri schiavisti eccetera) potevano scendere in città perché le nevi si scioglievano. Hanno mantenuto la consuetudine da allora. Quando pensate agli statunitensi come radicalmente diversi dagli inglesi, ripensate a questo.


– Il suffragio è ispirato ai principi dell’Illuminismo, un movimento culturale tanto profondo e variegato da aver portato avanti istanze “universali” (nel significato succitato di “tutti gli uomini”) e profondissime. Quindi, votano TUTTI (i ricchi, bianchi, puritani, proprietari terrieri, schiavisti…).

– Ispirati alla teoria politica del famosissimo liberale mangiarane Montesquieu, i tre poteri (quello di fare le leggi, quello di imporle in modo violento e quello di fare il culo a chi non le rispetta, soprattutto se non bianco) sono separati. Certo.
In realtà, manco per idea. Il presidente (che praticamente è un re eletto da “tutti”, si fa per dire) nomina i giudici  dell’UNICO tribunale disciplinato degli Stati Uniti, ossia la Corte Suprema Federale, quando i giudici schiantano o si ritirano. Molto democraticamente, non ci sono troppe possibilità di rimuovere dal suo incarico un giudice della Corte Suprema. Davvero illuminati.

– Non finisce mica qui. Magari. Il presidente può fare decreti presidenziali e gli altri riccastri, gongolando fra una boccata di pipa (il cui tabacco è prodotto in casa in piantagione), possono accettare o meno, dipende se arriva il bonifico in tempo.

– Se il presidente fa un po’ troppe cazzate, può essere rimosso per impeachment, che tradotto in italiano significa “se la Camera e il Senato esprimono una maggioranza, il presidente è costretto a calarsi le braghe, a indossare orecchie da somaro e a ragliare per essere esposto al pubblico ludibrio. Ah, e non è più presidente, quindi non conta più niente e il vice-presidente improvvisamente occupa il suo posto. Così, per magia.”[2]

– Gli Stati Uniti non hanno confessione religiosa né riconoscono religioni.
La battuta è tutta qui.

– C’è una totale libertà di espressione.  Ma totale, eh. Basta non bruciare la bandiera a stelle e strisce.

– I cittadini, molto democraticamente, possono scegliere il candido preferito di uno dei due partiti: il partito cattivo e quello un po’ meno cattivo.

So benissimo che tutto questo articolo è sconclusionato, storicamente lacunoso, non corretto, spregiatamente anti-americano ma sapete cosa vi dico?
SAPETE COSA VI DICO?!

IO VI DICO

che ho fame e che ho voglia di un panino in un fast-food.  Mandate pure i vostri reclami all’apposita casella che trovate in alto alla vostra sinistra.
Pace.


Leonardo Mori


[1] Circa un misero 98 % della popolazione, fra cui: non bianchi, non uomini, non proprietari terrieri, non puritani, non ricchi, non istruiti. 

[2] Citazione tratta da Costituzione di Yankeeland, 1700 e qualcosa.

Preghiera alla scrittura

PREGHIERA ALLA SCRITTURA

(o preghiera laica)

Ti prego,
confidente mia,
non mostrare a nessuno
i meandri nascosti
del mio essere

Ti prego,
Ercole mia,
combatti insieme a me
non le dodici
le mille
fatiche della vita
sostieni
le colonne del mio dolore

Ti prego,
ala mia,
lasciami volare lontano
fuori dalla monotonia
al di là della superficialità

Ti prego,
vello mio,
asciuga queste lacrime
copri questa insicurezza
la sensazione di non essere mai abbastanza

Ti prego,
scrittura mia,
distinguimi dagli altri
accogli ogni volta
la sofferenza
dell’essere venuta al mondo.
Nascondi l’instabilità
di quest’anima.

 

Ilaria Bisogno