La mia umile considerazione sugli scrittori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scovare i particolari. Sono quelli che attirano l’attenzione. Ecco, io penso che il lavoro dell’artista, dello scrittore, del poeta, del pittore sia proprio questo: andare dove gli altri non possono arrivare. Mi spiego meglio: lo scrittore – o l’artista, più in generale – ha il compito di smaterializzarsi. Nella più letterale delle accezioni. Se vede la finestra di una terrazza (specifico: di una terrazza, dato che solo una finestra darà un esito diverso) mezza aperta, e, per l’appunto, da quell’apertura si intravede un lampadario a candelabro che emana una luce gialla, calda, accogliente, ecco, in questo contesto, con questa immagine davanti agli occhi, lo scrittore, il vero scrittore non può rimanere indifferente. Deve sentire qualcosa. Deve iniziare un processo nella sua mente fatto di immagini, pensieri, flash, descrizioni, ecc. Questo è il punto di partenza. L’accorgersi che quella finestra che dà sul terrazzo non è solo una finestra che dà su un terrazzo, ma uno scenario di una qualsivoglia scena o storia. Questo è il primo passo. Il secondo passo è, appunto, lo smaterializzarsi. Una volta accortosi del potenziale artistico della presunta scena del delitto/balcone dei moderni Romeo e Giulietta/ nido d’amore di Mario Rossi (quale nome scegliere se non quello della persona con più omonimi nel nostro bel paese) arriva il momento di fingere di essere lì dentro e sentire: gli odori (di vecchio, stantio, di bambole di porcellana); immaginare la carta da parati tirata giù quando uno dei sette figli della donna – ormai defunta – che ci abitava aveva voluto tirar via perché il tubo dell’acqua si era rotto e aveva bagnato tutte le mura; bisogna sentire il rumore dei passi degli inquilini di sopra, che dal baccano (che poi perché si dice baccano? Per via del dio Bacco e della sua voglia continua di orge e vino o davvero c’è un’altra natura?) costante costringevano la signora – con sette figli del piano di sotto a picchiare con la scopa sul soffitto (così si accorse del tubo dell’acqua rotto) e a gridare dalla finestra sul terrazzo di smetterla di fare tutto quel Baccano, che altrimenti avrebbe chiamato la polizia (possibile movente di presunto omicidio. Sul balcone.).
Ecco. Se coloro che al giorno d’oggi si chiamano scrittori o, per meglio dire, si autodefiniscono così, non fanno tutto questo lavoro preliminare, che, ahimè, dev’essere un moto naturale, ecco allora… per così dire… senza nessun briciolo di presunzione… non possono essere definiti scrittori, né tantomeno artisti. Artista è colui che riesce ad arrivare dove gli altri non arrivano, non perché non vogliono, semplicemente perché non possono. Sono privi della sensibilità che serve. Ulteriore esempio: il vero scrittore, se vede un vestito a fiori, appeso ad una gruccia, steso ad asciugare al sole, tenuto su da una molletta, una di quelle piccoline, di plastica, magari anche verde (perché no) in mezzo a solo ed esclusivamente capi neri, ecco, in codesta situazione al soggetto della nostra tesi viene in mente un’ipotetica situazione psicologica terribile, di instabilità mentale; immagina una donna corrosa dal tempo e dal dolore che fa di tutto per non cadere nelle grinfie della grande belva che è la depressione. Sente e immagazzina il suo dolore. Si immedesima. È anche un po’ un attore quindi; veste panni che non sono suoi. Se la taglia è sbagliata poco importa, se la fa andar bene comunque. Molti altri, invece, vedono in un vestito appeso ad asciugare un semplice vestito appeso ad asciugare.

Ilaria Bisogno

Summa of nowadays

Ventunesimo secolo che avanza e tutte le aspettative ottimiste e progressiste passate sono felicemente andate in frantumi: non viaggiamo comodamente nello spazio, non abbiamo macchine volanti, non abbiamo la pace e la ricchezza nel mondo. L’uomo ha creato una grande macchina che lo sta portando alla distruzione. Il capitalismo e la globalizzazione, come un tumore, hanno infettato tutto il globo – tali tumori potrebbero anche essere benigni se solo fossero veicolati da fini alti e per il bene collettivo – invece solo pochi sono ricchi senza più né cuore né scrupoli, corpi senz’anima che si abbandonano in opulenze ottenute dal sangue e dalla morte di mille altri.
Dualismo esasperante, squilibrio e disuguaglianza sono gli hashtag – ah no, scusate – le parole chiave dei nostri giorni.
La tecnologia si evolve a una velocità tale che l’uomo non riesce a stargli dietro ed è sempre più diffusa. Sempre più persone la utilizzano non comprendendone appieno il funzionamento, restandone vittime inconsce.
L’intero mondo è nel caos; sembrerebbe che la Terra si stia ribellando all’animale più parassita e tossico che abbia mai ospitato: l’uomo.
Il clima cambia, gli oceani sono liquide discariche a cielo aperto, le minacce di guerre nucleari sono sempre più vicine e intanto la NASA cerca di capire se si potrà mai andare a colonizzare un altro pianeta, Marte (nomen omen?).
I presupposti non sono dei migliori, ma, come sempre si dice in questi casi, la speranza è l’ultima a morire: forse c’è davvero una via di salvezza.
Il Dalai Lama un giorno ha detto che se tutti i bambini del mondo dell’età di otto anni praticassero meditazione, nella prossima generazione non ci sarebbero più conflitti nel mondo. Personalmente voglio crederci. Bisogna ridare empatia agli esseri umani.
L’empatia è una dote potentissima ma difficile da controllare, perché rende vulnerabili e forti allo stesso tempo. Che senso ha urlare addosso a una persona che non vi ha fatto nulla solo per sfogare le proprie personali frustrazioni? Perché mai deridere chi è più debole, solo per nascondere le proprie insicurezze e sentirsi temporaneamente un poco più forti, illudendosi di esserlo? Non sarebbe più gratificante trovare una spalla su cui piangere, un orecchio che ci ascolti, dopo che noi abbiamo sostenuto e abbiamo ascoltato? (SPOILER: No.)
Quanto è bello sapere di avere il merito di aver portato un sorriso sincero nel volto di un uomo che poco prima piangeva? (SPOILER: Ma vuoi mettere due belle bocce?)
Eppure basterebbe poco per cambiare nel proprio piccolo l’ambiente circostante. Gli uomini quando lavorano uniti cambiano il corso degli eventi. È più importante un like su un social network oppure un sorriso sincero dato, ricevuto, nell’arco di una giornata? Una rondine non fa primavera, e anche se non sapete che l’ha detto Kant va bene lo stesso. (PROMEMORIA: leggere più libri, sivuplé).
Credete che queste siano piccole cose, che non c’entrino nulla con l’incipit del testo? Assolutamente no. Il potenziale del singolo individuo è straordinario, la cooperazione tra uomini ha creato meraviglie inenarrabili nel corso di tutta la storia. Bisogna solo cambiare rotta, non domani ma oggi. Abbiamo sbagliato qualcosa negli ultimi due secoli, forse per superbia o perché ci siamo dimenticati chi siamo veramente, dei semplici cretini e non divinità onnipotenti. Ridiamoci empatia e ricominciamo a innaffiare quei valori avvizziti da troppa dissociazione, individualismo e ignoranza bruta. Io nell’umanità non voglio smettere di crederci, e voi?

Elisa Citterio

Pronti?

 

Viviamo in tempi interessanti.  Ovunque la vita e la morte lottano intorno a noi, mentre ricchezza e indigenza, siano esse materiali o umane, si scambiano baci e morsi nel grande letto globale e multipolare di questo sassolino sperduto nel cosmo. Accumuliamo, accumuliamo oggetti, pezzi di giornale, esperienze, frammenti psicologicamente (ir)rilevanti e li depositiamo dentro di noi. La memoria non filtra niente ed è inutile, perché non c’è memoria che tenga nel presentismo in cui siamo tutti immersi. È più che mai impossibile comunicare, prima di tutto con noi stessi, senza ricorrere ad ardue metafore che non conducono da alcuna parte. Dicono che la vita sia un viaggio, aggiungo che non porti da nessuna parte. 
Aldilà di questo squallido fatalismo, non lo sentite? Non lo sentite il nonsenso penetrante, il rullo compressore della storia? Ai tamburi di guerra, ai motori dei bombardieri in picchiata, ai lamenti delle prefiche si sono sostituiti sigle di telegiornali, autobus che girano una curva, urla basse nei condomini spentesi rapidamente nella notte. La bussola è rotta, ci barcameniamo verso un futuro oscuro e privo di reali punti di riferimento. Spesso si ascoltano discorsi in nome della sovranità politica, della sovranità monetaria, della sovranità popolare: oggi sussurro un Discorso sullo Stato (di quel che rimane) dell’Unione intima, comunicativa, umana. Presto il futuro sarà passato, così come lo è il presente, ogni nostra azione genera conseguenze impercettibili e imperscrutabili da noi stessi ma che hanno ricadute in sistemi diversi dalle nostre monadi. Al contempo, v’è preclusa ogni nuova forma di conoscenza verso noi stessi, verso gli altri, verso me che vi gabbo con sintassi sgocciolanti retorica, giochi linguistici, doppi sensi privi di testa e coda… ma come, mi date del sovversivo? Sì, se è questo il connotato che mi attribuite, allora sono un sovversivo sui generis: non intendo abbattere l’ordine costituito, intendo cantare una piccolissima parte della grande epopea umana, quella tragicomica narrazione alla quale tutti partecipiamo e che si risolverà, come ognuno di noi, nel nulla. È un fatto: a prescindere da ciò che ci possa essere dopo la nostra morte, dal momento della nostra nascita siamo destinati a perire.  La vita è solo un breve periodo di tempo in cui si è vivi.
Non esigo essere un profeta, non pretendo che il mio messaggio (se forse ve ne è uno) raggiunga quante più persone possibili. In fin dei conti, siamo tutti profondamente noiosi, isterici, insicuri, contraddittori. Tale è la natura del male, tale è la natura dell’uomo.
Possiamo stordirci, certo: le dipendenze sono sorte apposta per farci stare temporaneamente meglio, per farci stare peggio a lungo andare. Ogni boccata è una manciata di minuti in meno su questo inferno, ogni sorso una sensazione in più giù per la gola, neuroni appassiti e cattiveria e freni che si allentano, citare altre sostanze sarebbe improprio. 
Sarebbe anche sbagliato attribuire un criterio di giustizia o di morale alla realtà in cui siamo continuamente immersi, in cui nuotiamo, restiamo a galla, affoghiamo. Ci scorre così, questa esistenza, sulla pelle via via più vecchia e più segnata dal tempo. Può andare bene, può andare male, può non andare proprio. Accumuliamo così degli oggetti, cerchiamo di stare meglio e quindi sì certo possiamo prendere un caffè, adesso non rispondo ma intanto visualizzo, non mi va di chiedere lo scontrino, perché no si potrebbe tentare…
Il tutto è complesso, difforme e multiforme. 
Un assordante nulla pervade il nostro corpo, la nostra mente, il nostro spirito.
Ricollegandosi al principio del testo, forse una risposta c’è: forse accumuliamo tanto solo per sentire un rumore più forte, quando la morte fa crollare il tutto e disperatamente, se ne abbiamo facoltà, ne cerchiamo il senso per una manciata di attimi.

Leonardo Mori

ANALISI: “PER NON DIRE BASTA” – Loop Therapy feat. Turi

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=iILeH-Q59OU   (Originale)

https://www.youtube.com/watch?v=e4LtHx0g4z4 (Ice One remix)

Ecco il secondo brano di rap italiano analizzato per la rubrica di critica musicale di Luft.                    

La canzone su cui mi focalizzerò oggi è “Per non dire basta” (Loop Therapy ft. Turi, 2014).

Piccola premessa: lo scopo di questa rubrica non è prettamente informativo, quanto più di analisi e interpretazione. Per quanto riguarda le informazioni sul progetto Loop Therapy, mi limiterò a riportare quanto scritto nella descrizione sotto il video di Youtube. Qua sopra troverete non solo il video del brano originale, ma anche il remix realizzato da Ice One. 

INFORMAZIONI

“Loop Therapy feat. TURI – Per Non Dire Basta (Video Ufficiale) è un progetto musicale che fonde le sonorità funk e hip hop con il sound e l’improvvisazione jazz. I brani proposti sono strumentali ricchi di contaminazioni sonore che spaziano dalla musica jazz all’ elettronica, da sonorità squisitamente acustiche a campionamenti e scratch. A questi, si aggiungono tre brani rap nati dalla collaborazione con alcuni tra i più importanti artisti hip hop della scena italiana: Colle Der Fomento, Turi e Bassi Maestro. Il video “Per non dire basta” è stato girato a Milano presso lo studio Belmusic di Patric Pecchenini e rappresenta molto chiaramente l’incontro tra il sound del gruppo e il rap di Turi.”

TESTO

(Turi)E’ solo questa la mia dote chiudi gli occhi che ti porto in alte quote
faccio leva sul tuo cuore con l’aiuto di ‘ste note
questa è musica che scuote per le vostre vite vuote
io rimargino ferite e vi battezzo come un sacerdote
psico-acustico peyote mò ti sciogli
è il miracolo dell’acqua che scalfisce vecchi scogli
piante secche che producono germogli
su ‘sta melodia di piano seminiamo le emozioni che raccogli
posso cambiare questo clima e a quanto pare
la tua mente assorbe ogni segnale che ti detta ogni mia rima
sono miracoli sonori in anteprima
è la corrente di un torrente che ti porta fino in cima
niente è rimasto come prima basta drammi
ogni paranoia è spenta mentre ascolti e poi ti infiammi
se fai musica col cuore senza schemi e pentagrammi
lei ricambia con l’amore a patto che poi non la inganni!

-rit.E quando non ci sei tu lo sai bene il mio umore si guasta
ogni giorno che passa un giorno per non dire basta
ma ora sorrido entusiasta
tu sei la signora musica sei l’unica certezza rimasta!

(Turi)La gente che ti ignora mia signora sta allo sbando
continua a starmi accanto da quando sto con te sto migliorando
d’altrocanto se io respiro è perché canto
c’è chi pensa solo a vivere e a chi vivere pensando
la musica ti tira su se stai precipitando
io credo a ciò che vedo e adesso sono al tuo comando
35 primavere e pare che mò sto iniziando
vitale come l’acqua altro che un placebo blando
volevo dirti solo grazie
per come mi hai cresciuto e coccolato e cancellato le mie ansie
tu sei cibo per la mente anche per le teste sazie
una spalla su cui piangere e affrontare le disgrazie

e di te io non mi privo tu sei un infinito assolo percussivo
come il battito del cuore che mi tiene ancora vivo
e già questo è un buon motivo e per questo ancora scrivo
senza mai un punto d’arrivo!

-rit.E quando non ci sei tu lo sai bene il mio umore si guasta
ogni giorno che passa un giorno per non dire basta
ma ora sorrido entusiasta, tu sei la signora musica sei l’unica certezza rimasta

ANALISI E INTERPRETAZIONE

Questo pezzo mi ha colpito dal primo ascolto, in quanto nella sua semplicità veicola un messaggio profondo e importante.

Il brano è costruito attorno al topic della “signora musica”: si tratta di un ringraziamento, quasi un’ode, alla musica, di cui si elogia il valore salvifico nel riuscire a risollevare il morale anche nei momenti più bui, aggrappandocisi come fosse “l’unica certezza rimasta”. 

La melodia della base, costituita da percussioni, tastiera,  piano, contrabbasso e sax esprime una musicalità dolce, rilassata, lenta e molto gradevole, nella sua sonorità che è un misto tra jazz, funk ed elettronica. Ciò che ne esce è un mix perfetto, e il contenuto viene veicolato alla perfezione dalla musicalità oltre che dalle parole, che inizio ad analizzare qui di seguito dalla prima strofa, citando alcuni dei versi più rappresentativi.

-Il brano inizia con un richiamo, un’allocuzione diretta all’ascoltatore: il rapper invita questo “tu generico” e assurge alla figura di guida da seguire nel percorso della canzone, promettendo di emozionarlo e di curarlo attraverso la musica, come si trattasse di musicoterapia (non a caso “Loop Therapy” è il nome del progetto). Questa sorta di dialogo con l’ascoltatore è molto significativo e viene portato avanti per l’intera durata del brano.   

(“chiudi gli occhi che ti porto in alte quote, faccio leva sul tuo cuore con l’aiuto di ‘ste note”).

-Nella seconda strofa sono presenti alcune metafore belle ed efficaci riguardo il passato (la memoria) e il futuro (il rinnovamento).  

(“è il miracolo dell’acqua che scalfisce i vecchi scogli, piante secche che producono germogli, (…) seminiamo le emozioni che raccogli”)

-Nella terza strofa Turi afferma, grazie al potere della musica e delle parole nel riuscire a trascinare l’ascoltatore in questo “loop musicale”, di poter cambiare il suo mood, di riuscire a coinvolgerlo in questo viaggio a tal punto da far sì che la sua mente assorba ogni segnale, ogni stimolo che la sua voce emette, come sintetizza perfettamente nella metafora che paragona questo suo trascinare l’ascoltatore al potere di una corrente di un torrente.

“è la corrente di un torrente che ti porta fino in cima”

-Nella quarta strofa, quella che precede il ritornello, il rapper constata di essere riuscito a spegnere ogni dramma, ogni paranoia nell’ascoltatore grazie al potere del suono, ma non solo, di averlo fatto rinsavire, infiammare. L’ultima parte di questa strofa invece è una riflessione su un certo modo di fare musica, di farla col cuore: così facendo l’amore verrà ricambiato.

“Se fai musica col cuore senza schemi e pentagrammi, lei ricambia con l’amore a patto che poi non la inganni”

-Il ritornello è una summa di ciò che è stato detto finora, e al suo interno, come accennato qui sopra, vi è un chiarimento definitivo su quale sia il soggetto a cui il rapper inneggia: la cosiddetta “signora musica” (a cui Turi si rivolge dando del ”tu”), che riesce a risollevare un umore guastato e a strappare un sorriso entusiasta, a tal punto da venire definita “l’unica certezza rimasta”.

– Nella strofa che segue Turi continua a rivolgersi alla signora musica e a definirla indispensabile: a suo dire, infatti, le persone che la ignorano stanno allo sbando, in quanto ha la capacità di far riflettere.

“c’è chi pensa solo a vivere, chi a vivere pensando”

-Turi prosegue evidenziando il carattere di rinnovamento interiore che continuamente apporta la musica a un individuo. 

“35 primavere e pare che mo’ sto iniziando, vitale come l’acqua  (…)”

-Un altro ringraziamento esplicito, per averlo aiutato a crescere e alleviare le ansie. In quanto arte, viene definita “cibo per la mente”, ma con un bel gioco di parole “anche per le teste sazie”: ha ragione, perché di musica non ci si sazierà mai a sufficienza.

– Ho poco da aggiungere riguardo la strofa che precede l’ultimo ritornello, in quanto Turi utilizza un bellissimo ed efficace paragone che si commenta da solo. La musica è infinita, ed è la musica il motivo per cui l’artista continua a lottare e a scrivere, potenzialmente all’infinito, “senza mai un punto d’arrivo”, proprio come in un loop. Non a caso.

“tu sei un infinito assolo percussivo

 come il battito del cuore che mi tiene ancora vivo,

 e già questo è un buon motivo, e per questo ancora scrivo

 senza mai un punto d’arrivo”

 

Giacomo Helferich