Quarantena

Compito a casa: Come state vivendo la vostra quarantena? Cercate foto, opere d’arte, frame, quadri che possano descrivere dei vostri momenti quotidiani o suscitare dei vostri stati d’animo relativi a questo periodo che stiamo vivendo.

Io ho scelto i miei quadri, e a questi ho voluto inoltre affiancare le foto di momenti che realmente vivo quotidianamente con i miei coinquilini. Inserendo così l’opera dentro la mia scena quotidiana, in chiave ironica, con l’intento di riprodurre quanto più fedelmente i quadri in questione in rapporto alla realtà che viviamo ogni giorno.

 

A

Dopo cena ad Ornans, Courbet, 1849                                         Dopo cena in Villa Casale, 2020

 

I ruoli, gli stati d’animo, le posizioni che si possono individuare nei personaggi di Courbet li ritroviamo nei componenti di Villa Casale; già a partire dell’uomo sulla sinistra: il suo vino è finito e ciò suscita in lui la tipica postura di chi si affloscia, senza speranze, sulla sedia. Di fianco l’uomo col cappello-rasta si accende, come sovente per l’epoca, una pipa con un legnetto che arde, l’altro, in Villa Casale, con l’accendino. Al di là del tavolo siede una figura intenta ad ascoltare il sottofondo musicale immers* nel contesto circostante e fra i suoi pensieri. Infine troviamo colui che intrattiene tutti gli altri commensali, col suo suono di violino-ukulele, intento ad allietare il nostro dopo cena, in quarantena, ormai da 20 giorni.

B

Gabriele mangia fagiolata, 2020                                         Il mangiafagioli, A. Carracci, 1584

Il quadro richiama quelle cene umili, povere ma sostanziose, accompagnate dall’immancabile vino e dal pane, che egli tiene ben stretto nella mano per non farselo rubare dagli altri abitanti della casa. Minestra di fagioli sostituita dalla “fagiolata alla Sella”, ottimo piatto da cucinare in quarantena e commestibile per innumerevoli futuri giorni di clausura.

C

Wiliam Orpen Stillorgan                                                   llaria alla finestra, 2020

La finestra, altro tema di questa quarantena: abbiamo scoperto il suo valore, unico contatto col mondo esterno. Una finestra su cui sedersi, e perché no direttamente sul davanzale con i piedi a penzoloni (tanto al massimo se cadiamo siamo al primo piano). La posa sognante tipica della ragazza dal lungo vestito blu resta tale anche in Ilaria, vestita in comodi abiti casalinghi, cioè in tuta, da 20 giorni. Lo sguardo nel vuoto sulle strade vuote, sia di campagna sia di città, rimane lo stesso per entrambe. Forza ragazze. Ce la faremo.

 

D

Renoir                                                                          Costantino e la pulizia

La pulizia: tema di dibattito costante nei giorni di convivenza forzata. Il nostro Costantino, riluttante nelle pulizie di casa, si vede in questi giorni costretto ad affrontare sedute intensive di pulizia; è qui raffigurato mentre lava a terra (vedi: dà il cencio).

 

Egli sembra assumere la posa della donna raffigurata da Renoir, ma ovviamente in maniera meno aggraziata, posata, armoniosa e fine nonostante il suo maglione in pile colorato, indossato anch’esso da 20 giorni.

 

Francesca Crudeli

Quarantena Diary Parte II

 

26° Giorno di quarantena

[Professore che entra in un’aula liceale dopo la fine della pandemia]
Prof: “Non immaginavo che l’avrei mai detto ma mi siete mancati. Come avete occupato il tempo durante questi mesi?”
G: “Io ho finito di vedere tutte le serie fantasy su Netflix”
F: “Io ho fatto un sacco di fitness e mi son fatto crescere i pettorali!” [Esclama tutto orgoglioso]
[…e così ad uno ad uno rispondono tutti i ragazzi della 4C, tutti tranne Amelia, che rimane con le braccia incrociate e la testa appoggiata sul banco…]
Prof: “E tu Amelia, tu non dici nulla?”
A: “Mah prof, principalmente ho cucinato verdure grigliate mentre cercavo un modo per combattere il patriarcato capitalista, ma non ci sono riuscita.”
Cala un silenzio gelato in aula.

Amelia

Ho passato la notte insonne.
Mi assalgono i pensieri.
Sono Panzer Divisionen, io sono l’esercito francese. Non c’è Dunkerque.

 

L.

Lo yoga mi ha insegnato che per trovare l’equilibrio bisogna guardare un punto fisso all’orizzonte.

Florinda

La parola d’ordine di oggi è: nostalgia.
Un anno fa ero a una festa in Brune a combinare uno dei miei soliti casini.
Oggi sono a casa e non smollo il divano.
Penso che anche domani avrò nostalgia di quella festa. D’ora in poi avrò nostalgia di tutte le feste del mondo.

Elettra

27° Giorno di quarantena

Ah, ecco spiegato il perché dello schifo psicosomatico dei giorni precedenti… Mi è venuto il ciclo! Doloroso. In ritardo. E pure offeso. (SÌ, riesco a percepire quando le mie ovaie sono offese, e no non richiedo applausi per questo)

Amelia

Voglio scrivere qualcosa di bello.
Vorrei accarezzare qualcuno.
Dovrei studiare ma non ce la faccio.
Il fantasma dell’inerzia mi perseguita.

L.

Sei comunque con me, banalmente mi abiti, molto più di quanto non lo faccia io.
Mi chiedo se stai comodo o se preferiresti un altro posto.
Se ti piace la vista o ti immaginavi altri scenari.
Lo so, è uno spazio un po’ caotico specialmente ai piani alti, nella testa.
Sto cercando di mettere ordine.
Immagino che a volte tu sia confuso da quello che trovi dentro e che spesso tu sia sballottato da una parte all’altra.
So che nell’autostrada della mia mente passano tir di pensieri e razionalità a 150 km/h che ti trascinano via, mentre le emozioni viaggiano su treni lenti, ma su questi ti ho comprato un biglietto di prima classe che porta dritto al cuore.
Lì dovrebbe essere comodo, non è troppo scheggiato, non dovrebbe pungere.
Pazienta, se puoi, fino a quando non avrò finito le pulizie di Pasqua.

Florinda

Gli alberi fuori la mia finestra
germogliano
mentre io
appassisco.
Fuori primavera,
dentro inverno.
A volte possono esserci 2 gradi anche con il termostato acceso.

Elettra

28° Giorno di quarantena

I calzini con le foglie di marijuana stampate sopra sono l’unica cosa che mi è rimasta da fumare. Pianifico l’incontro con il fornitore, è tutto programmato. Esco di casa, vado dritta, taglio la piazza, ancora dritta, svolto a sinistra, al terzo incrocio svolto a destra, ci sono quasi… Mi passa affianco una volante della guardia di finanza che sta palesemente mappando la zona. Pochi secondi dopo di fronte a me appare un tizio alquanto sospetto che cammina molto lentamente mentre sembra cercare qualcosa. Con sorniona nonchalance giro i tacchi e me ne torno a passo svelto verso dove son venuta. Questa sera ho incendiato i calzini con le foglie di marijuana stampate sopra.

Amelia

Ho riletto “Quaderni dal carcere” di Gramsci.
Dondolo.

L.

 Bevo troppo caffè e fumo troppe sigarette.

Florinda

Oggi scopro una dote particolare: riesco a provare compassione anche per coloro che mi hanno fatto del male. Sorrido. Forse non tutte le speranze nell’umanità sono perdute.

Elettra

29° Giorno di quarantena

Dovevo comprare la mascherina. È quasi un mese che è iniziata la quarantena e ancora non ho una mascherina, perché quelle di tela non arrivano alle farmacie, nonostante abbiano effettuato l’ordine. Facile imporre mascherine obbligatorie e distribuirle sì e no a metà della popolazione. Non voglio essere alla stregua degli stronzi che comprano mascherine usa e getta. Perché sì è da stronzi, forse non è ancora abbastanza chiaro che questo virus è solo uno degli effetti dell’inquinamento. E noi per tutta risposta inquiniamo ancora di più? Allora questa estinzione è più che meritata. La invoco quasi. Su Terra, sterminaci tutti, e datti pure una mossa, così non devo pensare all’ansia di una tesi magistrale.

Amelia

Ogni mattina c’è un vecchietto che, senza mascherina, fa tre volte il giro della piazza per passeggiare.
Alla sua età lavorerò ancora, se va bene.

L.

La speranza vive nella curva del collo tra la testa e la spalla.
Si accuccia in quell’angolino e abilmente muove i fili dello sguardo: a volte in avanti, a volte indietro.

Florinda

Vorrei smettere di fumare ma i brutti pensieri mi assalgono, e finché lo fanno non potrò mai. Mi chiedono perché fumo, perché così tanto essendo così giovane. Rispondo che non lo so, mi piace, fa figo, anche se la verità è un’altra. Fumo perché quando lo faccio sono sola, e solo sola trovo la pace; i brutti pensieri si mettono in pausa e attraverso il fumo vivo. Che paradosso. D’altronde la vita è nata da un paradosso, quindi non dovrebbe far così strano.
Fumo e spengo il cervello.

Elettra

30° Giorno di quarantena

Tettonici movimenti di convulsione

corpi di pensieri aggrovigliati

malignità danzano sabba al vento

e orrore solo errore

intangibile e massiccio.

Amelia

La mia gioventù si spreca fra sigarette, messaggi visualizzati e senza risposta, incomprensioni ed esami universitari.

L.

Ho reiniziato Grey’s Anatomy dall’inizio…

Florinda

Oggi mi sento un piccolo sasso in mezzo all’oceano, circondato da tantissimi altri sassolini, da bellissime stelle marine e pietre; totalmente inutile. Solo. Sofferente.

Elettra

31° Giorno di quarantena

Il mio coinquilino ha deciso –ed è riuscito– a tornare a casa. Non so se la cosa mi rattristi o se al contrario mi faccia gioire, perché ora rimango proprio sola. Osservo attentamente la sala: una moltitudine di libri, un tappetino da Yoga appoggiato al muro, delle cere sparse sul pavimento, un quarzo appoggiato sul tavolino da caffè e una modesta campana tibetana al suo fianco, una pianta di beniamino vicino alla finestra, dei pennelli nuovi ancora incartati sul tavolo della cucina, il promemoria di un esame ai primi di maggio. No, forse non mi mancherà più di tanto.

Amelia

Sono un borghese, per quanto possa ancora voler dire qualcosa.

L.

Il primo giorno di quarantena mi si fulminò il portatile.
Scheda madre ti odio.
Da allora ho usato un computer fisso del 2011 e ho guardato film e serie tv sul cellulare che mi è caduto in fronte una decina di volte.
Oggi saluto con rabbia e tristezza le mie cuffie.
Addio brutte stronze, adesso passo alle AirPods così nessuna cuffia oserà più avvinghiarsi nelle mie tasche come due cani in calore.

Florinda

La quarantena non fa bene, fa male, i mostri si accaparrano il tuo cervello e ti soggiogano l’animo. Ho paura della morte, non l’ho mai sentita così vicina…

Elettra

32° Giorno di quarantena

Sono riuscita a comprare le mascherine di tela! Non mi sembra vero, quasi un sogno. Stavo per mettermi a piangere davanti alla farmacista, perché mi ha ricambiato con un sorriso a trentadue denti e perché soprattutto si ricordava di me, forse perché sono l’unica persona al di sotto dei settant’anni che frequenta la farmacia (non sono più in grado di relazionarmi con altre persone, è veramente strano, vabbè).

Amelia

La socialità è ferma. Non noto troppe differenze.

L.

La badante di mia nonna si chiama Maria.
Ha 43 anni, viene dalla Romania al confine con la Russia.
Quando andava al liceo il pomeriggio mungeva le mucche e la sera studiava “con le lampade” come dice lei.
Voleva diventare ingegnere agricolo ma poi il comunismo è caduto e lei era la settima bocca da sfamare in casa. Ha combattuto per sposare l’uomo che amava nonostante la disapprovazione della famiglia.
Ce l’ha fatta, adesso lavora da noi per pagare il matrimonio di suo figlio.
La sera quando chiama il marito le si illuminano gli occhi e dorme serena.

Florinda

Ungaretti scriveva ‘soltanto la poesia sola può recuperare l’uomo’. Non c’è niente di più vero. Solo la poesia potrà salvarci. Bellezza, romanticismo, poesia, amore… Queste sono le cose per cui viviamo.

Elettra

33° Giorno di quarantena

Pasqua alternativa e clandestina a casa di amici. Vino bianco e fumo e tante torte salate. Sono riuscita a fare una torta all’acqua al cacao che è venuta divinamente. È strano stare assieme ad altre quattro persone, veramente strano.

Amelia

Penso che la mia gatta capisca il momento: viene spesso a fare le fusa o a strusciarsi fra le mie gambe, come per darmi conforto.

L. 

Buona Pasqua, qualunque cosa voglia dire.

Florinda

Scrivo una poesia e mi accorgo che fa schifo. E anche tutte le altre, in realtà. Diciamo che scrivo poesie per chi non se ne intende, poesie per cialtroni. Ottimo titolo.
Ma poi io non volevo nemmeno scrivere.
Volevo fare la parrucchiera, la cassiera, robe così… solo che poi sarebbe arrivato per forza un giorno in cui avrei dovuto esprimere tutto ciò che ho dentro. E allora avrei scritto.
Diciamo che non ho mai voluto farlo ma ne ho sempre sentito la necessità.
Ottimo compromesso.

Elettra

34° Giorno di quarantena

Ho ricominciato a guardare il detective Monk un po’ per noia, un po’ per disperazione, un po’ per sentirmi più normale.

Amelia

Ieri sera ho bevuto 6 lattine di birra.
Ho pisciato tutta la notte e ho dormito male.

L.

Fra due mesi è il mio compleanno.

Florinda

Per riallacciarmi a ieri: è terribile avere un mondo dentro di sé e non riuscire a esprimerlo.

Elettra 

35° Giorno di quarantena

Penso di aver esaurito il quantitativo di lacrime che avevo disponibile per quest’anno solare.

Amelia 

Ho sbocconcellato qua e là citazioni di Shakespeare. Potrei rivenderle o spacciarle come mie (in parte) per darmi il tono da intellettuale che piace tanto alle ragazze.
Funzionerà.
Certo.

L.

Non credo che impareremo molto da questa situazione, semplicemente diventeremo sempre più noi stessi.
Radicalmente più noi stessi.

Florinda

Aforisma del giorno: non esiste forza più struggente dell’insaziabilità, dell’incompletezza, dell’insoddisfazione. Non esiste dolore più grande della perdita. Non esiste solitudine più profonda di quella umana.

Elettra

36° Giorno di quarantena 

Ho iniziato tre libri e non riesco a continuarli in contemporanea ma non riesco assolutamente a decidere quale proseguire. Sono come posseduta da un desiderio di inglobare e leggere e assimilare e inglobare e sapere, ho proprio fame, devo sapere come vanno a finire tutte queste storie: dove approderà la nave di Marcel adesso, dopo i porti di Vilagarcià e Trèguier? Quale sarà la prossima delirante giravolta intellettuale dell’alter ego di Pessoa? Cosa farà Shantaram-Lin bloccato tra le montagne afghane insieme ai ribelli compagni di Khaderbhai? Senza contare l’irrefrenabile desiderio di leggere Calvino, ho comprato alcuni suoi libri ma li devo ancora iniziare. Forse dovrei iniziare a prendere in considerazione gli audiolibri…

Amelia

Ho fatto la doccia due volte, ma la mia anima è ancora sporca.
Cristo, l’ho pensato davvero.

L. 

Cosa pensi?

Cosa sogni?

Cosa vuoi?

Florinda

Non riesco a trovare l’ispirazione. Perché? Ho davvero bisogno di scrivere un romanzo, una raccolta di poesie, per sentirmi completa? In quanto donna ho bisogno solo di me stessa. Non di un uomo, non di un figlio. Me stessa e basta. Forse con l’aggiunta di un foglio e una penna…

Elettra

37° Giorno di quarantena

Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più…

Amelia

Da oggi metto alla prova la mia forza di volontà: niente carne per una settimana.

L.

Credo che il mio cane sia depresso.

Florinda

Mi sto solo esaurendo. Un Cesare Pavese è già esistito, e si è suicidato a 50 anni.
Smettila di essere così insistente.

Elettra 

38° Giorno di quarantena

Mamma mia che bello distruggersi gli occhi stando 17 ore al computer al giorno. Che bello dover tenere aperte 34 finestre desktop durante le lezioni telematiche, una per gli appunti, una per vedere delle slides, una per il prof e le sue slides, una per internet, una per questo una per quello. Che bello dover registrare professori che parlano troppo velocemente con una connessione audio che fa schifo. Che bello perdere parti del discorso e continuare a chiedere tramite chat “Scusi, può ripetere?” fino a quando anche quel povero cristo dall’altra parte dello schermo viene colto da una crisi di nervi. Eh sì, l’Università online è il futuro. È come il futuro. È ‘na merda.

Amelia

 Dopo aver litigato con mia madre al telefono, mi sono consolato con due etti di pancetta e canzoni di Calcutta.

L.

Ha riaperto la libreria di usato dietro casa mia.
Non si può entrare: ti consegnano i libri sulla porta solo se hai mascherina e guanti.
Ho comprato “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust.
Lo leggerò o sarà l’ennesimo fermaporte?

Florinda

Ancora in quarantena. Mi fumo una sigaretta anche se mi manca il fiato. Leggo delle atrocità della guerra in Bosnia. Mi si focalizzano davanti agli occhi corpi sventrati e busti monchi di braccia, di gambe. Che tristezza.

Forse la nostra situazione non è poi così male.
Oggi, per la prima volta, mi sento fortunata.

Elettra

 39° Giorno di quarantena

Oggi è domenica e come tutte le pulcrae puellae faccio le lavatrici. Ne ho appena caricata una di capi bianchi. Chiudo lo sportellone, avvio il programma, torno in camera, mi siedo alla scrivania, inizio a studiare inglese, faccio un sorso di caffè, mi viene uno starnuto incontenibile, mi esce il caffè da naso e bocca rovesciandosi su computer, scrivania e pantaloni grigi puliti. Bestemmio senza bestemmiare (cit. “Mannaggia al diavolo”) mentre continuo a studiare inglese perché non ho la voglia di riparare al danno. Poi il maculato va sempre di moda, no?

Amelia

 Forse non avrò figli. Se li avrò, racconterò loro di questo periodo come il paradosso di quei tempi: si visse attraverso schermi e attraverso schermi si appassì.

L.

Mi manca il cappuccino.

Florinda

 Mi è venuta l’idea per un romanzo. Martoriarmi la testa è servito a qualcosa.
Mi è venuta sul cesso, mentre guardavo un vasetto di crema per le rughe col tappo aperto.
Forse sto impazzendo.

Elettra

40° Giorno di quarantena

 Quando le limitazioni di circolazione nello spazio fisico saranno superate, inizierò a camminare senza più fermarmi.

Amelia

Stamattina ho fissato per un’ora e un quarto un ragno che faceva la tela in un angolo del soffitto.

L.

Con tutto questo tempo sembra di non avere tempo.

Florinda

Quello che ho scritto fa schifo, non avevo dubbi.

Elettra

41° Giorno di quarantena

 Riflessione religiosa, Il mio Dio ama

 

Il mio Dio ama i balbuzienti

Il mio Dio ama i timidi

Il mio Dio ama coloro che arrossiscono

Il mio Dio ama i fragili

Il mio Dio non crede che l’uomo abbia bisogno di regole e imposizioni, perché

Il mio Dio crede che tutti gli uomini nel profondo sappiano cosa fare

Il mio Dio è dispiaciuto di aver creato anche il Male ma

Il mio Dio è più simile a voi più di quanto voi pensiate;

 

Il mio Dio ama coloro che piangono

Il mio Dio vorrebbe che ci amassimo come fratelli

Il mio Dio sa che gli uomini sanno quanto è importante per loro la Terra

Il mio Dio non ha un nome né di arte né di scienza

Il mio Dio ama sia l’arte che la scienza

Il mio Dio non distingue un essere vivente dall’altro

Il mio Dio è tanto uomo quanto animale quanto l’animale è uomo e l’uomo è animale

Il mio Dio lo chiamo così perché non saprei altrimenti come chiamarlo, ma forse non si chiama così

Il mio Dio non è solo mio

 

è anche il tuo.

Amelia

Devo andare ad Amsterdam prima di sentirmi troppo responsabile e maturo per farmi le canne.

L.

Ho ufficialmente una wishlist anche su Giallo Zafferano.

Florinda

Oggi ho ritrovato le innumerevoli lettere che ho scritto al mio ex, e che non gli ho mai spedito. Mi accorgo di quanto mi sia auto-pronosticata il futuro, nell’ultima lettera che gli ho scritto, datata 7 marzo di un anno fa: mi mancherai terribilmente tutti i giorni, tutte le notti, a tutte le ore e facendo qualsiasi cosa. Soffrirò quando starai con un’altra. Sarò gelosa fradicia e ti scriverò, mangiandomi le mani, perché in qualche parte del mondo io e te siamo ancora su quella spiaggia a fumarci l’ultima, a guardarci negli occhi e non desiderare altro…
Povera illusa. Davvero credevi che quello fosse amore?

Elettra

Una quarantena spaziale

Marzo 2050

Vi scrivo dalla navicella spaziale VDG0027 che orbita intorno allo spazio terreste da tredici giorni, esattamente da quando un virus mortale ha invaso il pianeta. Ci hanno fatto evacuare nello spazio, in delle navicelle che sono state assegnate casa per casa.

Era un giorno come un altro, quando all’improvviso alle sei del mattino io e i miei coinquilini siamo stati svegliati dall’allarme. Cioè, sì, loro sono stati svegliati, io faccio parte di quella categoria di individui che non sentono la sveglia. Comunque ci hanno caricato su queste bettole e ci hanno spedito qua nel remoto e infinito spazio, con la promessa di farci rientrare appena la terra sarà sanificata e nuovamente abitabile.

All’interno della navicella con me ci sono Cosimo detto “Il bestemmiatore” e Donatello detto “Er donnola”. Sono persone di buona compagnia, quando vogliono.

Cosimo è quel tipo di persona che prende le cose con tranquillità, ad esempio si affaccia ogni giorno all’oblò della navicella e rivolgendosi ai nostri vicini, urla: “FIODENA, ANDRA’ TUTTO BENE, *BESTEMMIONE DIVERSO GIORNO PER GIORNO*”. Due cose non gli puoi togliere: il Campari e la pasta al sugo. Ho il forte dubbio che a breve sbotterà di testa, ne ho avuto il presentimento quando l’ho visto farsi dei milk-shake con la frutta al posto del pranzo. Non è per niente da lui rinunciare al quantitativo calorico che puoi assumere solo mangiandoti un branco di bovini per dei milk-shake.

E poi c’è Donatello, che dire di lui? All’ordine prendete solo il necessario dalle vostre case, l’ho visto arrivare con tutto l’impianto stereo per imbastire il djset del secolo. Ha organizzato delle dirette su un canale e si fa ascoltare mentre suona, ogni giorno alla stessa ora. Almeno ci distrae dai vicini di navicella, che hanno deciso di deliziare i nostri apparati uditivi con l’intero panorama musicale italiano degli anni ’80. Apprezzabile eh, ma variare un pochino no? Oltre a questo, Donatello passa il tempo a creare nuovi match su Tinder, ha stilato una lista di ragazze da incontrare quando questa storia sarà finita, è in astinenza, dice.

Io sono più un tipo da “ho la paranoia ma non lo lascio trasparire”, “mi rompo il cazzo di non poter far niente”, “mi lamento a caso con gemiti incomprensibili”. Ho la terribile paura di ritrovarmi a fine di questo periodo come i personaggi sovrappeso del film “Wall-E” e ho cominciato a fare esercizio, in modo insensato, probabilmente non come andrebbe fatto, ma a livello psicologico mi sento un’atleta. In questo modo posso tenere a bada i sensi di colpa quando mi scofano la combo pizza surgelata-crocchette di pollo. Inoltre, faccio mille videochiamate al giorno in modo da prevenire la perdita delle capacità sociali e ordino nel sito di acquisti spaziale molteplici e variegati kit: kit per fare le candele, kit per fare il sapone, kit per farsi le unghie, kit per stampare le foto, kit per la masturbazione, ecc. ecc.

Siamo qua, nello spazio incontaminato, giorno dopo giorno. Ci hanno disposto una navicella lontana almeno a un kilometro dall’altra, non sia mai che ci venga voglia di fare un quarantena-party nello spazio. Dobbiamo stare a distanza, ci hanno detto. Il virus potrebbe essere latente in qualcuno di noi e potremmo infettare gli altri. Ma i più fortunati sono loro, i cani-muniti. Loro possono accedere, uno alla volta, alla “piattaforma spazio-parco” per portare il cane a rilasciare i propri escrementi. Un giorno ho visto uno fingersi un cane per entrare lì dentro. Non c’è dubbio che qualcuno ne uscirà pazzo. Gli anziani, ad esempio, a volte, hanno la magnifica idea di uscire dalla navicella con la tuta spaziale e con le borse della spesa in mano. Il punto è non esistono supermercati qua, il cibo ce lo portano, tutti i giorni. Ma ho cominciato a credere che faccia tutto parte di un rituale particolare di cui solo loro sono a conoscenza.

Passiamo ogni giorno dopo l’altro cercando di inventare delle attività, tipo: lunedì ore 14 laboratorio del fai da te, martedì ore 16 festa in piscina nella vasca rigorosamente in costume, venerdì ore 19 cena a base di cibi di colore giallo, sabato ore 17 gara a chi rimane più tempo su una gamba sola. Insomma, ci si tiene impegnati, in un modo o nell’altro.

Tutti si chiedono continuamente quando questa situazione finirà, quando potremo tornare a casa, tornare ad abbracciarci e a non avere più paura di stare vicini. Si chiedono se il genere umano sopravvivrà e sconfiggerà anche questo ennesimo duro e difficile momento. Ma una domanda rimbomba costante nella mia mente, ogni giorno, ogni ora: “perché ho continuamente voglia di ravioli al vapore?”

 

Giulia Giampaoli