Emilia paranoica

“Emilia paranoica” è un singolo del gruppo italiano punk “CCCP- Fedeli alla Linea”, una formazione attiva principalmente negli anni ’80 che fondeva “punk filo-sovietico a musica melodica italiana”.

Nei tempi in cui vivo e sto scrivendo questo articolo, l’Italia e il mondo sono bloccati dalla pandemia.
Una pandemia che ci costringerà a rivedere molti dei tratti del mondo che conoscevamo e, finché non sarà trovata una cura o un vaccino, difficilmente rivedremo.
Una situazione simile (e non sto esprimendo nessun giudizio politico) ha sicuramente delle conseguenze a livello psicologico a livello collettivo e individuale.

Emilia A

Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi
Segnalano il tuo ingresso nella mia memoria

Guardare al passato senza lasciarsi condizionare dal presente è impossibile.
Lo sanno gli storici, lo sanno tutte le persone dotate di senno, lo sa chiunque.
Essendo stato studente fuorisede a Bologna fino al luglio dell’anno scorso, conosco abbastanza bene la città felsinea. Bologna è parte dell’Emilia, benché sia differente dai tratti propriamente emiliani di città come Modena o Carpi. Nel momento in cui scrivo, l’Emilia Romagna è la terza regione italiana per numero di decessi e contagiati dalla pandemia che sta colpendo il mondo.

La canzone “Emilia paranoica” non è una traccia semplice: difficilmente orecchiabile, la melodia di sottofondo è aspra e ritmata in modo arcano.
Il testo è ciò che si salva sicuramente rispetto ai due tratti succitati.
Ora che tutto (o quasi) è bloccato, milioni di miei coetanei si trovano a fare i conti con se stessi e problemi che prima non c’erano; questi problemi hanno a che fare, principalmente, con disagio psicologico espresso su più piani. Si sta male, non si capisce davvero perché si stia male, non si sfugge all’introspezione. Impossibile non guardare dentro se stessi e riflettere, in mancanza di meglio. Dove si sta andando, come si può ingannare il tempo, quando sarà possibile rivedere qualcuno. Ci rivolgiamoad una forma di comunicazione a noi pratica: degli schermi.
Un telefonino, un televisore, un tablet o un computer.

Negli anni ’80, niente di tutto ciò.
Oggi come quaranta, trenta, venti e dieci anni fa chiunque sia passato dall’adolescenza all’età adulta ha comunque percepito, almeno una volta, un senso di noia, inutilità e disperazione.

Cosa puoi fare quando il mondo intorno a te va in frantumi, ti dà la nausea e ti senti stritolare dal sistema? Niente. Desisti.

Bukowski in “Pulp” ha scritto che alla fine la vita si riduce a trovare qualcosa da fare nell’attesa di morire. È stato il suo ultimo romanzo, poi è crepato.

Difficile combattere il tedio.
Puoi provare a riempirlo col sesso, per poi scoprire che una relazione e un rapporto sessuale assumano tratti tali da sfuggire alla letteratura. Sesso e vita sono forse le uniche due esperienze umane non pienamente trattabili.
Si scrive solo da vivi (da morti non si può farlo). Mentre scrivi, non vivi né fai sesso.
D’accordo, c’è chi ha battuto a macchina mentre faceva sporcizie ma è un’esperienza che non consiglierei a nessuno (troppo difficile non ritrovarsi dei lividi).
Questa canzone ritrae due tempi: gli anni ’80 e tutto ciò che c’è dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Dipinge la noia di una generazione e di tutte le generazioni seguenti.
Punto di svolta: si scopre la noia, si scopre la vuotezza delle giovani generazioni.
Non importa che tu sia in Emilia o ad Agrigento: la noia c’è sempre, il tempo ti consuma, tentare di sfuggire a questa verità è inutile. La vita ti sfugge via fra le mani e il tempo scorre.

Emilia B

Consumami distruggimi è un po’ che non mi annoio-oh-oh-oh-oh-oh

Da un punto di vista puramente logico, camminare di notte per la Via Emilia imbottito di sostanze stupefacenti e con lo stomaco che brontola equivale ad andare a correre in un parco.
Qui non si discorre di semantica: qui si discorre di logica.
Caduto il criterio dell’utile e cancellato ogni significato, rimane la noia e la nausea.

Niente Brescello: Don Camillo e Peppone sono morti da quel dì. E comunque Giovannino Guareschi tutto era fuorché comunista. Per chi non lo sapesse, il nome del gruppo “CCCP” (si legge proprio “ci-ci-ci-pi”) ricalca i caratteri cirillici dell’Unione Sovietica (“CCCP” in cirillico è traslitterato come “SSSR” nel nostro alfabeto).
Era quindi solo la noia e l’inutilità di giovani di sinistra o di estrema sinistra negli anni ’80?
Banale e riduttivo pensare così.

Il sottofondo del basso e della drum-machine ricalca una noia, un disgusto e un senso di inutilità che appartengono a chiunque. È l’urlo paranoico di una regione amministrata storicamente dal centro-sinistra, una regione dove la qualità della vita è molto alta da decenni e dove il contenuto politico e umano sono intrecciati.
Mai sentito parlare di “Bologna la rossa”? Ecco, l’Emilia è (ma meglio dire era) ancora più rossa.

Emilia C.jpg

Emilia paranoica, Emilia paranoica, Emilia paranoica, PA-RA-NOI-CA, PA-RA-NOI-CA, PA-RA-NOI-CA

Un senso di soffocamento, come la stanza che ti crolla addosso quando il Roipnol fa effetto e hai sbagliato la dose.
Diavoletti che ti graffiano con i loro artigli e ti lacerano la schiena con i tridenti.
Viene da vomitare, non ce la fai.
Vomitare darebbe significato e il tuo corpo si rifiuta di espellere il male. Quindi reprimi un conato di vomito, butti giù e ti vengono le lacrime per il dolore.
Cammini per città che non riconosci più, dove estranei vivono a contatto senza conoscersi nello stesso luogo.
Inghiottito dal tempo, inghiottito dalla mancanza di cose da fare, schiacciato da progetti incompiuti, perduto per vie sconosciute.

I CCCP si sono sciolti da tempo.
La loro rabbia non resta, è passata ed archiviata in un tempo da me e dai miei coetanei non vissuto.

Frantumatosi lo specchio dei valori, scivolare nei piaceri è solo una distrazione.
Timore e paranoia restano sotto traccia, si battono e possono essere sconfitte.
La noia… quella sì che resiste.

Leonardo Mori

Quarantena Diary Parte II

 

26° Giorno di quarantena

[Professore che entra in un’aula liceale dopo la fine della pandemia]
Prof: “Non immaginavo che l’avrei mai detto ma mi siete mancati. Come avete occupato il tempo durante questi mesi?”
G: “Io ho finito di vedere tutte le serie fantasy su Netflix”
F: “Io ho fatto un sacco di fitness e mi son fatto crescere i pettorali!” [Esclama tutto orgoglioso]
[…e così ad uno ad uno rispondono tutti i ragazzi della 4C, tutti tranne Amelia, che rimane con le braccia incrociate e la testa appoggiata sul banco…]
Prof: “E tu Amelia, tu non dici nulla?”
A: “Mah prof, principalmente ho cucinato verdure grigliate mentre cercavo un modo per combattere il patriarcato capitalista, ma non ci sono riuscita.”
Cala un silenzio gelato in aula.

Amelia

Ho passato la notte insonne.
Mi assalgono i pensieri.
Sono Panzer Divisionen, io sono l’esercito francese. Non c’è Dunkerque.

 

L.

Lo yoga mi ha insegnato che per trovare l’equilibrio bisogna guardare un punto fisso all’orizzonte.

Florinda

La parola d’ordine di oggi è: nostalgia.
Un anno fa ero a una festa in Brune a combinare uno dei miei soliti casini.
Oggi sono a casa e non smollo il divano.
Penso che anche domani avrò nostalgia di quella festa. D’ora in poi avrò nostalgia di tutte le feste del mondo.

Elettra

27° Giorno di quarantena

Ah, ecco spiegato il perché dello schifo psicosomatico dei giorni precedenti… Mi è venuto il ciclo! Doloroso. In ritardo. E pure offeso. (SÌ, riesco a percepire quando le mie ovaie sono offese, e no non richiedo applausi per questo)

Amelia

Voglio scrivere qualcosa di bello.
Vorrei accarezzare qualcuno.
Dovrei studiare ma non ce la faccio.
Il fantasma dell’inerzia mi perseguita.

L.

Sei comunque con me, banalmente mi abiti, molto più di quanto non lo faccia io.
Mi chiedo se stai comodo o se preferiresti un altro posto.
Se ti piace la vista o ti immaginavi altri scenari.
Lo so, è uno spazio un po’ caotico specialmente ai piani alti, nella testa.
Sto cercando di mettere ordine.
Immagino che a volte tu sia confuso da quello che trovi dentro e che spesso tu sia sballottato da una parte all’altra.
So che nell’autostrada della mia mente passano tir di pensieri e razionalità a 150 km/h che ti trascinano via, mentre le emozioni viaggiano su treni lenti, ma su questi ti ho comprato un biglietto di prima classe che porta dritto al cuore.
Lì dovrebbe essere comodo, non è troppo scheggiato, non dovrebbe pungere.
Pazienta, se puoi, fino a quando non avrò finito le pulizie di Pasqua.

Florinda

Gli alberi fuori la mia finestra
germogliano
mentre io
appassisco.
Fuori primavera,
dentro inverno.
A volte possono esserci 2 gradi anche con il termostato acceso.

Elettra

28° Giorno di quarantena

I calzini con le foglie di marijuana stampate sopra sono l’unica cosa che mi è rimasta da fumare. Pianifico l’incontro con il fornitore, è tutto programmato. Esco di casa, vado dritta, taglio la piazza, ancora dritta, svolto a sinistra, al terzo incrocio svolto a destra, ci sono quasi… Mi passa affianco una volante della guardia di finanza che sta palesemente mappando la zona. Pochi secondi dopo di fronte a me appare un tizio alquanto sospetto che cammina molto lentamente mentre sembra cercare qualcosa. Con sorniona nonchalance giro i tacchi e me ne torno a passo svelto verso dove son venuta. Questa sera ho incendiato i calzini con le foglie di marijuana stampate sopra.

Amelia

Ho riletto “Quaderni dal carcere” di Gramsci.
Dondolo.

L.

 Bevo troppo caffè e fumo troppe sigarette.

Florinda

Oggi scopro una dote particolare: riesco a provare compassione anche per coloro che mi hanno fatto del male. Sorrido. Forse non tutte le speranze nell’umanità sono perdute.

Elettra

29° Giorno di quarantena

Dovevo comprare la mascherina. È quasi un mese che è iniziata la quarantena e ancora non ho una mascherina, perché quelle di tela non arrivano alle farmacie, nonostante abbiano effettuato l’ordine. Facile imporre mascherine obbligatorie e distribuirle sì e no a metà della popolazione. Non voglio essere alla stregua degli stronzi che comprano mascherine usa e getta. Perché sì è da stronzi, forse non è ancora abbastanza chiaro che questo virus è solo uno degli effetti dell’inquinamento. E noi per tutta risposta inquiniamo ancora di più? Allora questa estinzione è più che meritata. La invoco quasi. Su Terra, sterminaci tutti, e datti pure una mossa, così non devo pensare all’ansia di una tesi magistrale.

Amelia

Ogni mattina c’è un vecchietto che, senza mascherina, fa tre volte il giro della piazza per passeggiare.
Alla sua età lavorerò ancora, se va bene.

L.

La speranza vive nella curva del collo tra la testa e la spalla.
Si accuccia in quell’angolino e abilmente muove i fili dello sguardo: a volte in avanti, a volte indietro.

Florinda

Vorrei smettere di fumare ma i brutti pensieri mi assalgono, e finché lo fanno non potrò mai. Mi chiedono perché fumo, perché così tanto essendo così giovane. Rispondo che non lo so, mi piace, fa figo, anche se la verità è un’altra. Fumo perché quando lo faccio sono sola, e solo sola trovo la pace; i brutti pensieri si mettono in pausa e attraverso il fumo vivo. Che paradosso. D’altronde la vita è nata da un paradosso, quindi non dovrebbe far così strano.
Fumo e spengo il cervello.

Elettra

30° Giorno di quarantena

Tettonici movimenti di convulsione

corpi di pensieri aggrovigliati

malignità danzano sabba al vento

e orrore solo errore

intangibile e massiccio.

Amelia

La mia gioventù si spreca fra sigarette, messaggi visualizzati e senza risposta, incomprensioni ed esami universitari.

L.

Ho reiniziato Grey’s Anatomy dall’inizio…

Florinda

Oggi mi sento un piccolo sasso in mezzo all’oceano, circondato da tantissimi altri sassolini, da bellissime stelle marine e pietre; totalmente inutile. Solo. Sofferente.

Elettra

31° Giorno di quarantena

Il mio coinquilino ha deciso –ed è riuscito– a tornare a casa. Non so se la cosa mi rattristi o se al contrario mi faccia gioire, perché ora rimango proprio sola. Osservo attentamente la sala: una moltitudine di libri, un tappetino da Yoga appoggiato al muro, delle cere sparse sul pavimento, un quarzo appoggiato sul tavolino da caffè e una modesta campana tibetana al suo fianco, una pianta di beniamino vicino alla finestra, dei pennelli nuovi ancora incartati sul tavolo della cucina, il promemoria di un esame ai primi di maggio. No, forse non mi mancherà più di tanto.

Amelia

Sono un borghese, per quanto possa ancora voler dire qualcosa.

L.

Il primo giorno di quarantena mi si fulminò il portatile.
Scheda madre ti odio.
Da allora ho usato un computer fisso del 2011 e ho guardato film e serie tv sul cellulare che mi è caduto in fronte una decina di volte.
Oggi saluto con rabbia e tristezza le mie cuffie.
Addio brutte stronze, adesso passo alle AirPods così nessuna cuffia oserà più avvinghiarsi nelle mie tasche come due cani in calore.

Florinda

La quarantena non fa bene, fa male, i mostri si accaparrano il tuo cervello e ti soggiogano l’animo. Ho paura della morte, non l’ho mai sentita così vicina…

Elettra

32° Giorno di quarantena

Sono riuscita a comprare le mascherine di tela! Non mi sembra vero, quasi un sogno. Stavo per mettermi a piangere davanti alla farmacista, perché mi ha ricambiato con un sorriso a trentadue denti e perché soprattutto si ricordava di me, forse perché sono l’unica persona al di sotto dei settant’anni che frequenta la farmacia (non sono più in grado di relazionarmi con altre persone, è veramente strano, vabbè).

Amelia

La socialità è ferma. Non noto troppe differenze.

L.

La badante di mia nonna si chiama Maria.
Ha 43 anni, viene dalla Romania al confine con la Russia.
Quando andava al liceo il pomeriggio mungeva le mucche e la sera studiava “con le lampade” come dice lei.
Voleva diventare ingegnere agricolo ma poi il comunismo è caduto e lei era la settima bocca da sfamare in casa. Ha combattuto per sposare l’uomo che amava nonostante la disapprovazione della famiglia.
Ce l’ha fatta, adesso lavora da noi per pagare il matrimonio di suo figlio.
La sera quando chiama il marito le si illuminano gli occhi e dorme serena.

Florinda

Ungaretti scriveva ‘soltanto la poesia sola può recuperare l’uomo’. Non c’è niente di più vero. Solo la poesia potrà salvarci. Bellezza, romanticismo, poesia, amore… Queste sono le cose per cui viviamo.

Elettra

33° Giorno di quarantena

Pasqua alternativa e clandestina a casa di amici. Vino bianco e fumo e tante torte salate. Sono riuscita a fare una torta all’acqua al cacao che è venuta divinamente. È strano stare assieme ad altre quattro persone, veramente strano.

Amelia

Penso che la mia gatta capisca il momento: viene spesso a fare le fusa o a strusciarsi fra le mie gambe, come per darmi conforto.

L. 

Buona Pasqua, qualunque cosa voglia dire.

Florinda

Scrivo una poesia e mi accorgo che fa schifo. E anche tutte le altre, in realtà. Diciamo che scrivo poesie per chi non se ne intende, poesie per cialtroni. Ottimo titolo.
Ma poi io non volevo nemmeno scrivere.
Volevo fare la parrucchiera, la cassiera, robe così… solo che poi sarebbe arrivato per forza un giorno in cui avrei dovuto esprimere tutto ciò che ho dentro. E allora avrei scritto.
Diciamo che non ho mai voluto farlo ma ne ho sempre sentito la necessità.
Ottimo compromesso.

Elettra

34° Giorno di quarantena

Ho ricominciato a guardare il detective Monk un po’ per noia, un po’ per disperazione, un po’ per sentirmi più normale.

Amelia

Ieri sera ho bevuto 6 lattine di birra.
Ho pisciato tutta la notte e ho dormito male.

L.

Fra due mesi è il mio compleanno.

Florinda

Per riallacciarmi a ieri: è terribile avere un mondo dentro di sé e non riuscire a esprimerlo.

Elettra 

35° Giorno di quarantena

Penso di aver esaurito il quantitativo di lacrime che avevo disponibile per quest’anno solare.

Amelia 

Ho sbocconcellato qua e là citazioni di Shakespeare. Potrei rivenderle o spacciarle come mie (in parte) per darmi il tono da intellettuale che piace tanto alle ragazze.
Funzionerà.
Certo.

L.

Non credo che impareremo molto da questa situazione, semplicemente diventeremo sempre più noi stessi.
Radicalmente più noi stessi.

Florinda

Aforisma del giorno: non esiste forza più struggente dell’insaziabilità, dell’incompletezza, dell’insoddisfazione. Non esiste dolore più grande della perdita. Non esiste solitudine più profonda di quella umana.

Elettra

36° Giorno di quarantena 

Ho iniziato tre libri e non riesco a continuarli in contemporanea ma non riesco assolutamente a decidere quale proseguire. Sono come posseduta da un desiderio di inglobare e leggere e assimilare e inglobare e sapere, ho proprio fame, devo sapere come vanno a finire tutte queste storie: dove approderà la nave di Marcel adesso, dopo i porti di Vilagarcià e Trèguier? Quale sarà la prossima delirante giravolta intellettuale dell’alter ego di Pessoa? Cosa farà Shantaram-Lin bloccato tra le montagne afghane insieme ai ribelli compagni di Khaderbhai? Senza contare l’irrefrenabile desiderio di leggere Calvino, ho comprato alcuni suoi libri ma li devo ancora iniziare. Forse dovrei iniziare a prendere in considerazione gli audiolibri…

Amelia

Ho fatto la doccia due volte, ma la mia anima è ancora sporca.
Cristo, l’ho pensato davvero.

L. 

Cosa pensi?

Cosa sogni?

Cosa vuoi?

Florinda

Non riesco a trovare l’ispirazione. Perché? Ho davvero bisogno di scrivere un romanzo, una raccolta di poesie, per sentirmi completa? In quanto donna ho bisogno solo di me stessa. Non di un uomo, non di un figlio. Me stessa e basta. Forse con l’aggiunta di un foglio e una penna…

Elettra

37° Giorno di quarantena

Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più. Mannaggia a me che mi agito prima di dormire e poi non dormo più…

Amelia

Da oggi metto alla prova la mia forza di volontà: niente carne per una settimana.

L.

Credo che il mio cane sia depresso.

Florinda

Mi sto solo esaurendo. Un Cesare Pavese è già esistito, e si è suicidato a 50 anni.
Smettila di essere così insistente.

Elettra 

38° Giorno di quarantena

Mamma mia che bello distruggersi gli occhi stando 17 ore al computer al giorno. Che bello dover tenere aperte 34 finestre desktop durante le lezioni telematiche, una per gli appunti, una per vedere delle slides, una per il prof e le sue slides, una per internet, una per questo una per quello. Che bello dover registrare professori che parlano troppo velocemente con una connessione audio che fa schifo. Che bello perdere parti del discorso e continuare a chiedere tramite chat “Scusi, può ripetere?” fino a quando anche quel povero cristo dall’altra parte dello schermo viene colto da una crisi di nervi. Eh sì, l’Università online è il futuro. È come il futuro. È ‘na merda.

Amelia

 Dopo aver litigato con mia madre al telefono, mi sono consolato con due etti di pancetta e canzoni di Calcutta.

L.

Ha riaperto la libreria di usato dietro casa mia.
Non si può entrare: ti consegnano i libri sulla porta solo se hai mascherina e guanti.
Ho comprato “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust.
Lo leggerò o sarà l’ennesimo fermaporte?

Florinda

Ancora in quarantena. Mi fumo una sigaretta anche se mi manca il fiato. Leggo delle atrocità della guerra in Bosnia. Mi si focalizzano davanti agli occhi corpi sventrati e busti monchi di braccia, di gambe. Che tristezza.

Forse la nostra situazione non è poi così male.
Oggi, per la prima volta, mi sento fortunata.

Elettra

 39° Giorno di quarantena

Oggi è domenica e come tutte le pulcrae puellae faccio le lavatrici. Ne ho appena caricata una di capi bianchi. Chiudo lo sportellone, avvio il programma, torno in camera, mi siedo alla scrivania, inizio a studiare inglese, faccio un sorso di caffè, mi viene uno starnuto incontenibile, mi esce il caffè da naso e bocca rovesciandosi su computer, scrivania e pantaloni grigi puliti. Bestemmio senza bestemmiare (cit. “Mannaggia al diavolo”) mentre continuo a studiare inglese perché non ho la voglia di riparare al danno. Poi il maculato va sempre di moda, no?

Amelia

 Forse non avrò figli. Se li avrò, racconterò loro di questo periodo come il paradosso di quei tempi: si visse attraverso schermi e attraverso schermi si appassì.

L.

Mi manca il cappuccino.

Florinda

 Mi è venuta l’idea per un romanzo. Martoriarmi la testa è servito a qualcosa.
Mi è venuta sul cesso, mentre guardavo un vasetto di crema per le rughe col tappo aperto.
Forse sto impazzendo.

Elettra

40° Giorno di quarantena

 Quando le limitazioni di circolazione nello spazio fisico saranno superate, inizierò a camminare senza più fermarmi.

Amelia

Stamattina ho fissato per un’ora e un quarto un ragno che faceva la tela in un angolo del soffitto.

L.

Con tutto questo tempo sembra di non avere tempo.

Florinda

Quello che ho scritto fa schifo, non avevo dubbi.

Elettra

41° Giorno di quarantena

 Riflessione religiosa, Il mio Dio ama

 

Il mio Dio ama i balbuzienti

Il mio Dio ama i timidi

Il mio Dio ama coloro che arrossiscono

Il mio Dio ama i fragili

Il mio Dio non crede che l’uomo abbia bisogno di regole e imposizioni, perché

Il mio Dio crede che tutti gli uomini nel profondo sappiano cosa fare

Il mio Dio è dispiaciuto di aver creato anche il Male ma

Il mio Dio è più simile a voi più di quanto voi pensiate;

 

Il mio Dio ama coloro che piangono

Il mio Dio vorrebbe che ci amassimo come fratelli

Il mio Dio sa che gli uomini sanno quanto è importante per loro la Terra

Il mio Dio non ha un nome né di arte né di scienza

Il mio Dio ama sia l’arte che la scienza

Il mio Dio non distingue un essere vivente dall’altro

Il mio Dio è tanto uomo quanto animale quanto l’animale è uomo e l’uomo è animale

Il mio Dio lo chiamo così perché non saprei altrimenti come chiamarlo, ma forse non si chiama così

Il mio Dio non è solo mio

 

è anche il tuo.

Amelia

Devo andare ad Amsterdam prima di sentirmi troppo responsabile e maturo per farmi le canne.

L.

Ho ufficialmente una wishlist anche su Giallo Zafferano.

Florinda

Oggi ho ritrovato le innumerevoli lettere che ho scritto al mio ex, e che non gli ho mai spedito. Mi accorgo di quanto mi sia auto-pronosticata il futuro, nell’ultima lettera che gli ho scritto, datata 7 marzo di un anno fa: mi mancherai terribilmente tutti i giorni, tutte le notti, a tutte le ore e facendo qualsiasi cosa. Soffrirò quando starai con un’altra. Sarò gelosa fradicia e ti scriverò, mangiandomi le mani, perché in qualche parte del mondo io e te siamo ancora su quella spiaggia a fumarci l’ultima, a guardarci negli occhi e non desiderare altro…
Povera illusa. Davvero credevi che quello fosse amore?

Elettra

La primavera ha meno di vent’anni

Sarà che arriva l’estate

E abbiamo un po’ tutti già sentito il profumo dei fiori

Sarà che iniziamo ad andare in giro in macchina

senza pensieri o quasi

Con la musica più bella ad alto volume

Troppo alto per parlare ma noi parliamo lo stesso

Che tanto siamo abituati

a compiere sforzi per far sentire la nostra voce

Ma tra noi ci ascoltiamo.

E cantiamo e prendiamo l’aria dai finestrini

E parliamo delle nostre cose mentre ci spostiamo

E non importa dove andiamo

Di cosa parliamo

Perché stiamo insieme e per noi questa è la vita, questa è vita  :

Non tra i banchi o tra i muri di casa

Ma tra noi e la vita che si muove

E che cambia e che cresce insieme a NOI,

NOI siamo i giovani,

Teneteci vicino

Coccolateci perché abbiamo paura del futuro

Perché dobbiamo compiere scelte

E si sa che producono ansia

Ma non sappiamo che qualsiasi cosa sceglieremo

Andrà bene

Non sappiamo che siamo belli e forti

E che rappresentiamo la vita

Noi non ce ne rendiamo conto

Consolateci e lasciateci liberi

L i b e r i

Che tanto andiamo via ma poi torniamo,

Che tanto la nostra specialità è sbagliare

Che intanto siamo vivi e

per noi tutto appare

semplicemente più difficile.

Coccolateci perché arriverà il futuro e ci inghiottirà con tutte le sue forze.

 

Lisa Andrea Veronesi

QUARANTENA- Un diario dell’immoto

Sto pensando alle persone che si trovano in difficoltà in questo momento così particolare, riesco a percepire il loro dolore.

 

È un isolamento forzato, che ci nega la scelta di con chi vogliamo passare il tempo, e così abbiamo la sensazione di sprecarlo.

Non è più nostra la facoltà di stare da soli (chi non ha privacy in casa), di stare con chi desideriamo e di evitare chi non desideriamo.

 

È una costrizione in un luogo dato, e così alla amara sensazione di sprecare il nostro tempo, si unisce quella acidissima di non essere nel posto in cui dovremmo essere.

Non è più nostra la facoltà di andare ad annusare i fiori o di prendersi la pioggia in faccia, o di scappare da un posto che ci dà la nausea.

 

È una situazione di immoto che ferma la vita degli uomini e non quella della natura, e così abbiamo la sensazione di essere così piccoli.

Noi costretti a stare fermi e tutto il mondo fuori che continua; Le rondini sono arrivate.

 

È la constatazione più dolorosa: non si può più scappare, non ci si può più distrarre, non ci si può più voltare dall’altra parte. Non si può più scegliere di guardare il bene, si deve fare i conti col dolore.

Si deve affrontare il dolore di un cuore spezzato, di un’ingiustizia subita, di una perdita. E arrivano gli attacchi di panico, l’insonnia, l’ansia…

 

Il vaso di Pandora si sta aprendo e noi non possiamo più tenerlo chiuso.

 

I frammenti che le onde ci stanno portando a riva non possiamo più ignorarli e ributtarli in mare.

Il dolore è come le conchiglie a riva, ci possono far sanguinare, ma se finalmente le raccogliamo, ce ne prendiamo cura e le congiungiamo con un filo, adorneranno il nostro petto, che sarà più leggero.

 

Il superamento del dolore è il superamento di noi stessi, il dolore ci da la possibilità di guardarci dentro, di rompere qualcosa di chiuso e buio per farci entrare la luce.

 

Non facciamoci spaventare dal dolore, ma accogliamolo… lasciamolo urlare, rompere tutto quello che abbiamo dentro, macchiare tutto di nero e poi facciamolo uscire, con le lacrime con le parole e con i disegni, con la musica e con il respiro.

 

E poi sarà tutto finito. Il dolore sarà passato e vi avrà lasciato i suoi regali.

Lisa Andrea Veronesi